Storia di una passione…. Vi racconto Flora…

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Ora vi racconto la storia della mia 500, la mia Flora…
Si lei ha un nome, in quanto è consuetudine tra cinquecentisti dare un nome alla propria scatoletta…

Il mio prozio che abitava in un paese in provincia più precisamente Langhirano, decise di cambiare la sua Fiat 500 C meglio detta “Topolino”… Decise che era tempo di prendere una più moderna 500 F che potesse essere più pratica e come diceva lui, non bruciasse così spesso la guarnizione della testa come appunto faceva la sua Topolino… Così nel 1970 ordinò la 500 che sarebbe arrivata di lì a poco, precisamente il 19 Ottobre dello stesso anno.

Il mio prozio faceva il meccanico, meccanico per grossi mezzi movimento terra, per aziende petrolifere… Ma quando la 500 stava per arrivare ricevette una chiamata per andare a supportare le grosse macchine movimento terra che stavano costruendo gli oleodotti in Libia e nord Africa e come ben si può immaginare, sono occasioni che economicamente non ci si poteva lasciar scappare.

Decise dunque di partire e di intestare la macchina a mia mamma per questioni di praticità non si sa mai che ci fosse stata necessità, almeno il proprietario era disponibile e non a chilometri di distanza… Ma lasciò mia mamma con la promessa di riaverla indietro non appena sarebbe tornato…


Tra una cosa e l’altra la macchina rimase a mia mamma, che però nel ‘77 quando si sposò comperò insieme a mio papà una Peugeot 305 sw in quanto la famiglia si stava allargando.
Non rottamò però la 500, ma la diede al mio prozio che nel frattempo era ritornato in pianta stabile in quel di Langhirano e la utilizzava quotidianamente per i suoi brevi spostamenti in paese.

Alla fine degli anni ‘80 ero solito andare a Langhirano insieme a mio nonno a trovare il mio prozio, nonchè suo fratello. Si partiva da Parma con il mio nonno al volante della sua Ritmo grigia e prendevamo la direzione di Langhirano ascoltando le cassette dei cori degli alpini o qualche mazurca degna dello spirito emiliano.
Arrivavamo dunque dal mio prozio che era una persona molto schiva e riservata, ma in fondo mi voleva bene, essendo l’unico nipote maschio della famiglia… Ed era in quei momenti, quando lo andavo a trovare, che ferma nel cortile c’era quella macchinina bianca sulla quale mi sedevo sempre perchè aveva un odore inconfondibile, quasi inebriante.

Tra i ricordi più belli non dimentico quando mio zio mi portava nel torrente… Di fianco alla mia casa in campagna scorre un torrente, che altro non è che il torrente Parma, in dialetto “la Pärma” (che si pronuncia la Pérma). Andavamo spesso sul greto per raccogliere le more che si trovavano nei cespugli spinosi sulle sponde. E per fare questo dovevamo pure guadarlo il torrente in un punto… L’acqua era bassa, ma a me da piccolo faceva comunque paura… E il mio prozio lo sapeva… Ogni tanto faceva finta che la macchina si spegnesse proprio in mezzo al guado e con il contatto della chiave spento faceva girare il motorino di avviamento che chiaramente girava a vuoto senza accendere il motore… Io chiaramente temevo entrasse acqua e iniziavo ad agitarmi anche se non mi rendevo conto che l’acqua era veramente proprio bassa… Poi dopo avermi fatto prendere paura riaccendeva e ripartivamo.
Come ci sballottavamo sui sassi, la balestra e le spartane sospensioni si facevano sentire! Poi fatto il carico di more, prugne e qualche pannocchia in un campo del suo amico, tornavamo a casa e mio zio infilava la macchinina nel garage che si era auto-costruito, un bel box in lamiera ondulata che conteneva di tutto e di più.
E io vedevo sempre le porte chiudersi tenendo dentro quella macchinina che avrei voluto poter guidare.

Fino che arrivò un giorno del 1989, in cui il mio prozio tornò a casa, mise la macchina in garage, andò a letto e purtroppo mancò nel sonno. La vecchia 500 rimase ferma in quel garage e nessuno la usò più. Il mio nonno l’aveva ereditata ma non fece mai il passaggio… Pagò però il bollo fino a quando non gli dissero che poteva evitare essendo diventata d’epoca… E la macchinina rimase lì dentro il box, ogni tanto la guardavo, la scrutavo, la desideravo ma non avevo ne i soldi ne la patente.

Arrivò dunque la patente nel 2001, l’iscrizione all’università nel 2002 e la laurea quinquennale nel 2008… Ma prima della laurea feci capire ai miei che volevo un solo regalo: volevo poter utilizzare la 500. Nel frattempo anche il mio nonno ci aveva lasciati, per cui mia mamma e mia zia come eredi, mi vendettero la 500 per simbolici 10 euro, e diventavo così proprietario della mia prima macchina. Una bella 500 F del 1970.

Adesso si trattava di tirarla fuori da quel garage dove giaceva ormai da 18 anni ferma… Mai avrei pensato che le camere d’aria si sarebbero gonfiate senza esplodere e dopo due o tre “tironi” con una corda legata al supporto del crick posteriore la macchina si muoveva e vedeva nuovamente la luce del sole.

Neanche a farlo apposta quel giorno era il 4 Luglio del 2007, esattamente il 50°compleanno della fiat 500.

La macchina si presentava straordinariamente conservata di carrozzeria, grazie al box in cui aveva riposato… Un box in lamiera che lasciava circolare aria e non appena batteva il sole diventava un forno asciugando ogni minima traccia di umidità. Infatti la mia macchina non è mai stata restaurata. (in qualche punto presenta infatti qualche fioritura di ruggine purtroppo)

Tirata fuori e pulita, io ed il mio meccanico la andammo a prendere dopo due giorni con il carro attrezzi. E mentre la portavamo verso Parma io la guardavo dal vetro del carro attrezzi che saltellava ad ogni buca, con i suoi fanali tondi che mi guardavano e con quel suo musetto come quello della versione L, però così come era uscita dalla fabbrica, così come era sempre stata, senza la canonica mascherina col “baffo”.

Arrivati dal meccanico, un poco di gasolio nei cilindri, nel serbatoio un po’ benzina ed un booster per la batteria e ripartiva dopo 18 anni. Tre giri di motorino e tutto era come se mai si fosse fermata.

A parte la distribuzione che non ero in grado di fare essendo completamente scevro di nozioni meccaniche, il mio meccanico mi aveva lasciato un ponte per permettermi di lavorarci in autonomia insegnandomi poi a sostituire da solo l’impianto dei freni, pannelli porte, guarnizioni, e dandomi una mano a centrare il baffo sul musetto che tutti mi dicevano di mettere… Tre mesi a lavorarci con la tuta da meccanico indosso, ma per la mia laurea avevo pronta la mia 500…

Da quel momento è diventata la mia passione, dentro il mio garage. A suon di ricerca di pezzi originali, modifiche estetiche tutte dell’epoca e ripristinabili, soldi spesi a lungo termine per garantirsi pezzi di ricambio…

Ma purtroppo pur rimanendo forte la passione, non ho più le stesse attenzioni da quando mi sono trasferito per lavoro in un’altra città e il tempo per lavorarci è poco.

Rimane comunque che la bellezza di guidare una macchinina anche solo per un’ora in mezzo alle stradine di campagna con il mais da una parte ed il frumento dall’altra, con il tettuccio aperto mentre l’aria ti scompiglia i capelli e ascolti una canzone di Battisti, Modugno, Baglioni, Vianello… beh non ha eguali e non ci rinuncio.

E’ per questo che quando mi chiedono se non mi annoi a fare un giro da solo in macchina gli rispondo: “no perchè mi sembra di essere catapultato in un mondo in cui si aveva poco, ci si accontentava di quello che si aveva, si desiderava il giusto e non si viveva frenetici e stressati come ora. Potessi guidarla tutti i giorni…”

La mia 500 non la darei via per nessuna cifra… Voglio bene a quella “scatoletta”…

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